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Il “renziano” circondato

In queste settimane di confronto sulle riforme istituzionali sta emergendo con forza la figura del renziano con la sindrome da accerchiamento. Questo atteggiamento, all’interno di un partito democratico di nome e di fatto, non è positivo.
Sia ben chiaro, con molti compagni di partito le discussioni sono feconde e produttive, però spiace quando critiche nel merito delle importantissime riforme istituzionali vengono prese come strumentali e denigrabili ostacoli al processo di riforma della Costituzione ed all’azione del governo, non meritevoli quindi di alcuna discussione. La sindrome da accerchiamento è proprio questo: vedere in ogni critica un attacco atto a indebolire il premier/segretario e la sua innegabile spinta riformatrice piuttosto che un aiuto a migliorare dei progetti positivi ma decisamente migliorabili.
Renzi ha avuto il grandissimo merito di far ripartire con inedita energia il processo di riforma delle istituzioni, ma questa energia non deve tradursi in cieca frenesia. Le riforme istituzionali sono delicatissime, vanno maneggiate con cautela perché la democrazia è fragile, basta pochissimo perché si spezzi e lasci il passo a forme di governo ben peggiori. Nelle istituzioni democratiche tutti devono potersi riconoscere, tutti devono percepire le regole del gioco democratico come legittime. Nessuno deve sentirsi escluso dal funzionamento della democrazia. Le critiche che si stano muovendo, in particolare per quanto concerne l’elettività dei senatori e la loro eventuale immunità, servono proprio a rendere più condivise, quindi solide e resistenti, le istituzioni riformate dal Governo Renzi.
Io auspico che i toni si abbassino e che la maggioranza del partito non veda dei nemici nei compagni di partito ma, appunto, dei compagni che pur rimanendo leali e orgogliosi del segretario, non rinunciano ad un’analisi critica del suo operato.

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Il caso Mineo: prepotenza o necessità?

costituzione-italiana

mercoledì 18 giugno – h. 21,00

In questi ultimi giorni le vicende interne del Partito Democratico sono tornate a essere fonte di grande dibattito. Da un lato l’articolo 67 della Costituzione e l’assenza di vincolo di mandato, dall’altra i regolamenti parlamentari e la necessità di portare avanti una proposta di riforma costituzionale per non fermarsi nella palude. Cosa deve prevalere, in che modo e con quali limiti?
Ne discutiamo tutti insieme al circolo!

FESTEGGIAMO NOI!

fuochiQUESTA SERA DALLE ORE 21.00 AL CIRCOLO PD PORTA ROMANA FESTEGGIAMO LA VITTORIA ELETTORALE!

FESTEGGIAMO INSIEME!

https://www.facebook.com/events/317529011735982/

Ci aspettavamo che piovesse … non che GRANDINASSE!

1040743273IL PARTITO DEMOCRATICO HA VINTO LE ELEZIONI EUROPEE 

grazie

#UNOXUNO!

 Italia: 40,80% – Milano Zona 1: 50,25%

ELEZIONI EUROPEE DOMENICA 25 MAGGIO 2014

6HH9823A3M3ZU

PER UN’ITALIA VERAMENTE FORTE IN EUROPA VOTA E FAI VOTARE

PARTITO DEMOCRATICO – PARTITO SOCIALISTA EUROPEO

IL TUO CONTRIBUTO E’ IMPORTANTE

Il nostro programma:

 http://www.partitodemocratico.it/europee2014

Il Segretario Matteo Renzi a Milano

renzi orizzontaleMartedì 20 maggio, alle ore 10.30 il Segretario Nazionale del Partito Democratico, Matteo Renzi, sarà a Milano per una tappa della campagna elettorale. L’appuntamento è presso il Teatro Piccolo Paolo Grassi di via Rovello, 2 a Milano (M1 Cordusio) per un evento pubblico.

Lascia o Raddoppia?

Le elezioni europee e il dilemma dell’elettore italiano tra la scorciatoia del Movimento 5 Stelle e l’europeismo del Partito Democratico.

Mancano ormai pochi giorni alle elezioni europee e guardando ai sondaggi presenti nell’apposito sito di Palazzo Chigi, che deve obbligatoriamente raccoglierli tutti, non si può non notare come siano indubitabilmente solo due i soggetti che ad oggi si contendono la vittoria politica in Italia.

Da una parte il Partito Democratico di Matteo Renzi, giovane ed iperattivo segretario, il cui governo non ha ancora compiuto 3 mesi e che è già alle prese con una fitta e complicata agenda di governo fatta di grandi riforme come quella costituzionale, elettorale, del mercato del lavoro, e fatta anche di qualche contentino alle masse come gli ottanta euro in busta ai dipendenti e il taglio dell’IRAP.

Certo anche però un partito alle prese con le tipiche beghe della sinistra italiana, con fronde permanenti e insidiosi quanto improbabili avversari interni.

Dall’altra parte il Movimento 5 Stelle, guidato da un signore genovese che a seconda delle circostanze si autoproclama “portavoce”, “capo politico” oppure si definisce “comico ineleggibile” e “giullare”. Un movimento, guai a chiamarlo partito, da sempre impegnato in una confusa campagna anti-europeista ed isolazionista condita di lugubri slogan come la “decrescita felice” e il “siete tutti morti”, i cui parlamentari intrattengono riunioni più o meno segrete con un enigmatico e sedicente guru della rete dalla capigliatura esuberante, proprietario del sito internet da cui il “capo politico” fa giungere l’assoluta verità.

E in mezzo chi c’è? Chi deve decidere? L’elettore italiano! Completamente spaesato dopo anni di battage mediatico sull’Europa dell’austerità e dei banchieri, dello spread e della BCE, della Troika e dell’Euro, che ha imposto enormi sacrifici e che ha falcidiato la casse media di un intero continente.

Gli elettori si dovranno esprimere.

Vogliono la scorciatoia apparentemente più facile? Quella del “ma si, ma vaffa …” portata avanti dal M5S?

Perché oltre al “vaffa” non sembra che il M5S abbia altro da dire sull’Europa, “se la UE non accetta la revisione dei trattati usciremo dall’Euro!”. Questa la posizione del “capo politico” del M5S recentemente intervistato a “La7”.

Queste posizioni ricordano tanto un altro leader italiano che voleva in passato la revisione dei trattati internazionali e l’uscita dalla Società delle Nazioni, “e del resto me ne frego!” diceva.

Oggi il “me ne frego” è diventato il “vaffa …” e la Società delle Nazioni l’Euro. Sappiamo tutti come è andata a finire, all’Italia andò male e a lui andò peggio …

Noi elettori dobbiamo prendere coscienza che è solo con il voto che un popolo esprime la propria maturità, la propria coscienza e la propria civiltà.

Gli italiani potranno scegliere una politica ragionata che vede l’Unione Europea e le altre istituzioni comunitarie come istituzioni da riformare ed adattare alle mutate esigenze, i cui poteri vanno resi più ampi e più effettivi, con vere istituzioni politiche rappresentative degli interessi dei cittadini, con una Banca Centrale Europea degna di tale nome, infine con la (auspicata) rottamazione dei grigi e infausti burocrati di Bruxelles; ovvero quella che sembra essere la politica del PD. Oppure potranno scegliere un “vaffa …”.

Da più parti è stato osservato, ed è assolutamente condivisibile, che le storture secolari presenti nella nostra società e nella nostra politica non le ha create l’Europa. La corruzione, la mafia, la camorra, la ‘ndrangheta, l’incapacità amministrativa, il nepotismo, l’incapacità del sistema bancario di finanziare le imprese meritevoli in luogo degli amici degli amici, non sono certo colpa dell’Europa.

D’altronde partiti della purezza e dell’onestà, dove il capo era sempre il più candido e puro ne abbiamo già avuti, e tanti. Sono tutti finiti male.

Per ultimo quello del caro Antonio Di Pietro, persona stimabilissima e rispettabilissima, il cui partito ha però prodotto recentemente alcuni tra i soggetti più detestabili della politica italiana: parlamentari comprati a suon di milioni dall’avversario e consiglieri regionali che si intascavano i soldi del partito. Oggi il partito è sostanzialmente sparito.

Oppure, più indietro nel tempo, il partito de “l’oro alla patria”, oro poi solo servito ad ingrassare pavidi gerarchi scoperti con il maltolto ancora in tasca in quel di Dongo.

Finirà così anche il M5S, è indubitabile.

Le analogie tra il movimento del comico genovese e il partito nato in Piazza San Sepolcro sono veramente numerosissime ed evidenti, non ultima la lista dei giornalisti cattivi; non tutti sembrano accorgersene però!

Alcuni all’interno del PD si beano nel sogno di una possibile alleanza in chiave anti larghe intese o peggio anti Segretario, commettendo lo stesso errore del 1922. Il M5S non è addomesticabile!

In conclusione, se la storia ci ha insegnato qualcosa, se avremo finalmente capito che le scorciatoie portano solo nel baratro, se avremo capito che gli estremisti non si possono né coinvolgere né addomesticare, allora alle prossime elezioni europee la vittoria non potrà che incoronare il Partito Democratico.

Un partito che, nonostante i suoi difetti, è il vero, unico e solo partito italiano che può aspirare con fatica, concretezza e senza scorciatoie, alla risoluzione dei problemi del paese e al benessere per tutti i cittadini.

Alberto Poli

Si attendono commenti …

Riparto da Renzi

Innanzitutto scusate la latitanza. Negli ultimi due mesi sono stato impegnato a livello accademico e di Consiglio di Zona in modo totalizzante. Sono stato inoltre impegnato nella campagna congressuale al fianco di Pippo Civati. Come tutte le esperienze vissute profondamente e con emozione, non sono ancora in grado di scriverne in modo equilibrato e non influenzato da ciò che ho vissuto con grande passione.

E allora faccio ciò che moltissimi ci hanno consigliato di fare nelle ultime settimane (e in particolare con le primarie): riparto da Renzi.
Ieri sono stato gran parte della giornata all’assemblea nazionale del Pd ad ascoltare i diversi interventi e a ragionarci su. Ora, quello su cui erano caricate le maggiori attese, era naturalmente quello del segretario nazionale Matteo Renzi. E il suo discorso mi ha deluso.
In primo luogo perché ieri si è percepito chiaramente il peccato originale di questa situazione. Al governo, Letta, non ha la ben che minima intenzione di mollare, e dall’altra, Renzi che preme per subentrargli. Fino a che questa situazione non verrà chiarita, il Pd rimarrà in uno stallo negativo per tutti gli attori in gioco.
In secondo luogo Renzi ha enunciato una serie di cambiamenti che vuole portare avanti (o far portare avanti da Letta, non si è capito bene), senza però dirci in che modo, e per raggiungere quali obiettivi. Parlare di riforma del Senato in Camera delle Autonomie senza accennare a cosa questa Camera Alta poi debba fare, non mi permette di seguirlo nel ragionamento. Vuoi un Senato rappresentativo con potere di veto assoluto su tutte le proposte della Camera Bassa? Veto parziale superabile da una maggioranza semplice? Qualificata? Vogliamo invece dargli potere di iniziativa legislativa? Non lo so. Ma mi interessa. Moltissimo.
Stesso dicasi per i diritti civili. Renzi parla di civil partnership, ma questa è una formulazione che non vuol dire niente, mi devi spiegare chiaramente come vuoi cambiare la vita delle persone che attualmente vivono in una inaccettabile situazione di disagio.
Terzo punto, il partito. Mi aspettavo di sentire che cosa il segretario nazionale si aspetti da chi, come me, è segretario di un circolo territoriale del Pd. Purtroppo non ho avuto il piacere di ricevere indicazioni sul punto.
Il passaggio su cui invece mi è veramente piaciuto è quello in cui ha lanciato la sfida a Grillo. Una sfida al rialzo, in cui il Pd mette sul piatto delle riforme vere, reali, concrete, ma possibili solo con una maggioranza alternativa a quella con Alfano, Giovanardi e Formigoni. È stato l’unico passaggio in cui ha messo vibrante passione e ha sfruttato tutte le sue indiscutibili doti comunicative.
Infine, io mi rendo conto che mi si possa attaccare accusandomi di non fare squadra, che lui ha vinto e adesso bisogna seguirlo. Verissimo. Ha preso quasi il 70%, ed è proprio per questo che dobbiamo evitare il rischio di azzerbinamento collettivo che già ha contagiato fortemente i giornali. Lo dobbiamo fare perché viene prima il Pd che Renzi, e perché è solo standogli con il fiato sul collo, spronandolo sul piano politico e delle politiche che renderemo un servizio al Paese invece che a noi stessi.
Quando un candidato viene così fortemente legittimato dall’elettorato la cosa migliore da fare è saltare sul carro dello sconfitto. Non è la scelta più semplice e comoda, ovviamente, ma è quella che più può aiutare il partito e lo stesso segretario. Renzi continuerà a ricevere le critiche mie e di molte altre persone più autorevoli di me (Fabrizio Barca, per citarne uno) non per delegittimarlo ma perché l’Italia deve “cambiare verso”, ma le cose si “cambiano cambiandole”