Lascia o Raddoppia?

Le elezioni europee e il dilemma dell’elettore italiano tra la scorciatoia del Movimento 5 Stelle e l’europeismo del Partito Democratico.

Mancano ormai pochi giorni alle elezioni europee e guardando ai sondaggi presenti nell’apposito sito di Palazzo Chigi, che deve obbligatoriamente raccoglierli tutti, non si può non notare come siano indubitabilmente solo due i soggetti che ad oggi si contendono la vittoria politica in Italia.

Da una parte il Partito Democratico di Matteo Renzi, giovane ed iperattivo segretario, il cui governo non ha ancora compiuto 3 mesi e che è già alle prese con una fitta e complicata agenda di governo fatta di grandi riforme come quella costituzionale, elettorale, del mercato del lavoro, e fatta anche di qualche contentino alle masse come gli ottanta euro in busta ai dipendenti e il taglio dell’IRAP.

Certo anche però un partito alle prese con le tipiche beghe della sinistra italiana, con fronde permanenti e insidiosi quanto improbabili avversari interni.

Dall’altra parte il Movimento 5 Stelle, guidato da un signore genovese che a seconda delle circostanze si autoproclama “portavoce”, “capo politico” oppure si definisce “comico ineleggibile” e “giullare”. Un movimento, guai a chiamarlo partito, da sempre impegnato in una confusa campagna anti-europeista ed isolazionista condita di lugubri slogan come la “decrescita felice” e il “siete tutti morti”, i cui parlamentari intrattengono riunioni più o meno segrete con un enigmatico e sedicente guru della rete dalla capigliatura esuberante, proprietario del sito internet da cui il “capo politico” fa giungere l’assoluta verità.

E in mezzo chi c’è? Chi deve decidere? L’elettore italiano! Completamente spaesato dopo anni di battage mediatico sull’Europa dell’austerità e dei banchieri, dello spread e della BCE, della Troika e dell’Euro, che ha imposto enormi sacrifici e che ha falcidiato la casse media di un intero continente.

Gli elettori si dovranno esprimere.

Vogliono la scorciatoia apparentemente più facile? Quella del “ma si, ma vaffa …” portata avanti dal M5S?

Perché oltre al “vaffa” non sembra che il M5S abbia altro da dire sull’Europa, “se la UE non accetta la revisione dei trattati usciremo dall’Euro!”. Questa la posizione del “capo politico” del M5S recentemente intervistato a “La7”.

Queste posizioni ricordano tanto un altro leader italiano che voleva in passato la revisione dei trattati internazionali e l’uscita dalla Società delle Nazioni, “e del resto me ne frego!” diceva.

Oggi il “me ne frego” è diventato il “vaffa …” e la Società delle Nazioni l’Euro. Sappiamo tutti come è andata a finire, all’Italia andò male e a lui andò peggio …

Noi elettori dobbiamo prendere coscienza che è solo con il voto che un popolo esprime la propria maturità, la propria coscienza e la propria civiltà.

Gli italiani potranno scegliere una politica ragionata che vede l’Unione Europea e le altre istituzioni comunitarie come istituzioni da riformare ed adattare alle mutate esigenze, i cui poteri vanno resi più ampi e più effettivi, con vere istituzioni politiche rappresentative degli interessi dei cittadini, con una Banca Centrale Europea degna di tale nome, infine con la (auspicata) rottamazione dei grigi e infausti burocrati di Bruxelles; ovvero quella che sembra essere la politica del PD. Oppure potranno scegliere un “vaffa …”.

Da più parti è stato osservato, ed è assolutamente condivisibile, che le storture secolari presenti nella nostra società e nella nostra politica non le ha create l’Europa. La corruzione, la mafia, la camorra, la ‘ndrangheta, l’incapacità amministrativa, il nepotismo, l’incapacità del sistema bancario di finanziare le imprese meritevoli in luogo degli amici degli amici, non sono certo colpa dell’Europa.

D’altronde partiti della purezza e dell’onestà, dove il capo era sempre il più candido e puro ne abbiamo già avuti, e tanti. Sono tutti finiti male.

Per ultimo quello del caro Antonio Di Pietro, persona stimabilissima e rispettabilissima, il cui partito ha però prodotto recentemente alcuni tra i soggetti più detestabili della politica italiana: parlamentari comprati a suon di milioni dall’avversario e consiglieri regionali che si intascavano i soldi del partito. Oggi il partito è sostanzialmente sparito.

Oppure, più indietro nel tempo, il partito de “l’oro alla patria”, oro poi solo servito ad ingrassare pavidi gerarchi scoperti con il maltolto ancora in tasca in quel di Dongo.

Finirà così anche il M5S, è indubitabile.

Le analogie tra il movimento del comico genovese e il partito nato in Piazza San Sepolcro sono veramente numerosissime ed evidenti, non ultima la lista dei giornalisti cattivi; non tutti sembrano accorgersene però!

Alcuni all’interno del PD si beano nel sogno di una possibile alleanza in chiave anti larghe intese o peggio anti Segretario, commettendo lo stesso errore del 1922. Il M5S non è addomesticabile!

In conclusione, se la storia ci ha insegnato qualcosa, se avremo finalmente capito che le scorciatoie portano solo nel baratro, se avremo capito che gli estremisti non si possono né coinvolgere né addomesticare, allora alle prossime elezioni europee la vittoria non potrà che incoronare il Partito Democratico.

Un partito che, nonostante i suoi difetti, è il vero, unico e solo partito italiano che può aspirare con fatica, concretezza e senza scorciatoie, alla risoluzione dei problemi del paese e al benessere per tutti i cittadini.

Alberto Poli

Si attendono commenti …

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